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Introduzione alla vita mediocre

Dal 1916 al dopoguerra passando per Caporetto

di Arturo Stanghellini

illustrato
14 x 21 cm –brossura con alette
Tot. pagine 224
Euro 15,50
collana:  universolocale_guerra >>

€ 15,50

COD: ISBN 978-88-99898-81-6 Categorie: , Etichette: , , , ,

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 L’Introduzione alla vita mediocre racconta il viaggio verso la guerra: la partenza notturna da Firenze; l’arrivo nelle stazioni ferroviarie delle retrovie dove si sente, in lontananza, il rombo dei cannoni; l’incontro con la trincea e la conoscenza di cosa significhi veramente questo primo conflitto moderno e tecnologico (fatto di lunghe pause e di noia, di fango e di mancanza di orizzonti, di paura e di eccitazione).

Ma racconta anche i momenti più importanti della guerra (con pagine memorabili su Caporetto, nelle quali per la prima volta Stanghellini sente cosa sia la Patria: quella Patria che, fino all’ottobre del 1917, gli appariva una parola vuota e corrispondeva semmai agli affetti più cari: alla famiglia, ai genitori) e il ritorno a casa dopo l’armistizio, con i panni logori di guerra.

Un ritorno tutt’altro che sereno: Stanghellini descrive infatti – facendosi portavoce di una generazione di reduci – l’impossibilità di ricominciare la vita di sempre, di riallacciare i legami (e riprendere le conversazioni) con coloro che sono rimasti a casa, non sanno cosa sia la guerra e vorrebbero smettere di parlare del conflitto come di una parentesi da chiudere e da dimenticare; narra il viaggio verso casa di chi sente di aver speso la giovinezza al fronte, di essere precocemente invecchiato (perché gli anni di trincea – come sa anche il Corrado Alvaro di Vent’anni – pesano molto di più degli anni trascorsi in pace), di non potersi riadattare alle “ore piccine” dopo gli istanti intensi della guerra, di non riuscire ad inserirsi in quella che appare ormai con chiarezza come una vita mediocre.
(da Giovanni Capecchi su “Altritaliani.net”)

“C’insultava a sangue l’indifferenza dei “ben pensanti”, delle persone per bene.
C’insultava quel loro considerarci con sopportazione o ironia nei nastrini azzurri, nella divisa grigio-verde, come se il grigio-verde fosse un articolo parigino passato di moda e non invece la veste del nostro sacrificio; c’insultavano i loro sbadigli celati o palesi quando ci accadeva di rievocare qualche impressione, qualche sofferenza, qualche visione della guerra; quel loro guardarci come rammolliti che raccontano, senza accorgersene, la stessa storiella alle stesse persone, come se la guerra fosse un programma di cinematografo da dimenticare cinque minuti dopo che s’è visto, come se la guerra, atroce, maledetta o cretina che sia, come macello, non fosse sublime come prova di un popolo, come se noi superstiti non dovessimo da questa prova aver ricevuto un tal solco nel cuore che solo si richiuderà colla morte…”
Arturo Stanghellini

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