marittozzo panna

MARITOZZI

ingredienti:

  • 300 g di farina
  • Olio extravergine di oliva
  • 30 g di lievito di birra
  • 75 g di zucchero
  • 75 g di uvetta sultanina
  • Sciroppo zuccherino
  • (20 g di pinoli e 50 g di canditi)

Preparare un impasto unendo 100 grammi di farina 00 con il lievito di birra sciolto in acqua tiepida.

Dopo averla lasciata a lievitare per il tempo necessario, incorporarvi 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva, lo zucchero, un pizzico di sale e la rimanente farina, in modo da ottenere un nuovo impasto del peso di circa 500 grammi.

A questo punto aggiungere l’uvetta lavata nel vino (e facoltativamente canditi tagliati a dadini e pinoli) continuando a maneggiare in modo da distribuire i vari ingredienti.

Con questa pasta formare dei piccoli panini ovali che verranno disposti in una teglia unta sul fondo, ben allineati e distanziati uno dall’altro, che lascerete a lievitare per alcune ore, coperti da un telo.

Quando saranno ben cresciuti, introdurli in forno caldo per 15 minuti e al termine della cottura ritirarli dal forno per ungerli in superficie con dello sciroppo denso di zucchero, infornandoli subito dopo per un istante, e cioè fino a che lo sciroppo non abbia formato in superficie una crosticina biancastra.

I maritozzi ancora tiepidi sono ottimi riempiti con panna montata freschissima, specie se accompagnati con un cappuccino spumeggiante, per una ghiotta colazione del mattino; in estate sono altrettanto gradevoli se riempiti con panna gelata.

Il maritozzo, soprattutto a Roma, era un dolce che i fidanzati o i mariti offrivano alla loro donna il primo venerdì di marzo, a volte anche con un dono (anello) nascosto all’interno. Esiste, infatti, un ritornello che dice “oggi ch’è er primo venerdì de marzo se va a S. Pietro a pijà er maritozzo, che ce lo pagherà ‘r nostro regazzo”.

Per quanto riguarda la sua origine, il termine “maritozzo” deriva certamente da “marito”, ma mentre alcuni, con un po’ di fantasia, legano questo nome al fatto che questo dolce sarebbe paragonabile ad un simbolo fallico, noi, in base alle ricerche effettuate sul nostro territorio, abbiamo sviluppato una teoria che illustriamo più avanti nel capitolo dei “panmariti, maritelli e maritozzi.

da “La cucina della Tuscia” – Italo Arieti

La cucina della Tuscia, di Italo Arieti, Tarka edizioni - copertina

Una ricetta e una regione al giorno – da 01/01/2019

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