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Suoni bestiali – il Venerdì di Repubblica

il Venerdì di Repubblica (22 aprile 2016)

GLI ANIMALI
CHE FANNO
SUONI
BESTIALI

di Alex Saragosa

Ragni che ballano il tip tap, gamberi che sparano a salve, cuculi imitatori.
In un libro le specie che usano versi e rumori. Con obiettivi precisi

Ricerche scientifiche hanno dimostrato che i politici maschi dotati di una voce potente e profonda sono favoriti, perché a questa associamo dominanza e forza fisica. Nulla di strano, direbbero i cervi: anche tra loro, infatti, i maschi che competono per le femmine valutano la forza di un avversario in base alla potenza dei toni bassi del suo bramito. “C’è di più: si è scoperto che il bramito del cervo dominante induce l’ovulazione delle femmine del suo harem, così che possano essere fecondate tutte, o quasi, dal vincitore della ‘gara’ canora” dice Danilo Russo, docente di ecologia all’Università Federico II di Napoli e autore di Suoni bestiali (Tarka, pp. 160, euro 12,50), un saggio sul sorprendente mondo delle comunicazioni sonore fra gli animali. “Aria e acqua sono ottimi conduttori di vibrazioni, e sono quindi diventate un mezzo molto efficiente per comunicare e avere informazioni sull’ambiente. Molte specie hanno raggiunto picchi in questa arte”.

Il campione dell’uso brutale del suono è il gambero pistola, Alpheus heterochaelis, che lo usa come arma da caccia: schiocca la sua chela più grande a 100 chilometri l’ora, così da produrre un suono da 200 decibel (più di un razzo al decollo) che fa svenire i pescetti intorno. “Il vertice della raffinatezza lo raggiungono invece i pipistrelli, che individuano insetti nel buio emettendo rapidi impulsi di ultrasuoni, di cui percepiscono l’eco di rimbalzo sul corpo dell’insetto. Il pipistrello, analizzando in pochi millisecondi tempi di ritorno e frequenza, posizione, direzione e velocità dell’insetto. Combina poi il tutto con la propria direzione e velocità, e imposta la traiettoria giusta per far arrivare la preda nella sua bocca spalancata”.

All’opposto della scala delle frequenze sono ci sono balene e balenottere, che hanno il problema di come fare a incontrarsi in un ambiente sterminato come gli oceani. “Lo hanno risolto con gli infrasuoni, suoni di bassissima frequenza prodotti nelle loro enormi gole, in grado di viaggiare nell’acqua per centinaia di chilometri. Inserendo in questi richiami informazioni su specie, sesso, età, stazza e forse persino un nome individuale, questi giganti si fanno un’idea della posizione reciproca, per mantenere relazioni sociali”.

Ci sono anche animali che per farsi sentire hanno imparato a usare oggetti esterni al proprio corpo, producendo la cosiddetta “comunicazione sismica”: “Il roditore mediorientale Spalax ehrenbergi si fa sentire dai suoi simili prendendo a testate il tetto delle gallerie dove vive, il ragno sudamericano Habronattus dossenus attira le femmine ballando un frenetico tip-tap che fa vibrare il suolo, il picchio colpisce i tronchi seguendo una frequenza specifica, per indicare il possesso del territorio o il momento del cambio di cura dei nidiacei al partner”.

E ci sono persino i truffatori sonori: il cuculo depone le uova in nidi di altre specie. “Il pulcino di cuculo è spesso molto più grande di quelli dei genitori ‘adottivi’: spinge fuori dal nido i fratellastri e, una volta solo, per farsi nutrire adeguatamente imita la voce di quattro diversi pulcini, stimolando così i genitori a quadruplicare gli sforzi di raccolta”.

Suoni bestiali, di Danilo Russo – illustrato – 160 pp. – 12,50 €

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