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Verso Samoa sulle tracce di Stevenson

di Marcel Schwob

Traduzione e cura di Gian Luigi Saraceni

Edizione: 2020
14×21 cm – brossura con alette
Tot. pagine: 160
ISBN 979-12-80246-02-8
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€ 14,50

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Descrizione prodotto

All’alba di un giorno del mese di ottobre del 1901 Marcel Schwob parte da Marsiglia su una nave diretta a Ceylon; da lì proseguirà per l’Australia e poi la Polinesia.

È diretto verso le isole Samoa, e più precisamente ad Apia, la capitale dell’isola di Upolu. Ma quale ragione conduceva uno scrittore così raffinato e così “cittadino”, anzi implacabilmente parigino, ad affrontare, pur gravemente malato, un simile viaggio?

Nel 1884, a diciassette anni, aveva letto per la prima volta un romanzo di Robert Louis Stevenson, L’isola del tesoro, pubblicato l’anno prima e subito tradotto in francese. Stevenson dunque irrompe nella sua vita sotto il segno dell’avventura, riflesso di un mondo diverso e più libero, perturbante e affascinante proprio per la sua distanza nel tempo e nello spazio. Dirà più tardi, in un saggio dedicato proprio a Stevenson: “Ricordo chiaramente la specie d’emozione in cui mi gettò il primo libro di Stevenson che ho letto. Era L’isola del tesoro… Capii allora che avevo subito il potere di un nuovo creatore di letteratura e che il mio spirito sarebbe stato ossessionato da immagini dai colori mai visti e da suoni non ancora ascoltati”.

Con un saggio di Marcel Schwob
su Robert L. Stevenson

Il lungo viaggio, tra mille difficoltà, lo portò a contatto prima con l’Africa (Suez e Gibuti), che non gli piacque, poi con l’Australia, che gli parve orribile e desolata, infine con le isole dei mari del Sud, che nelle lunghe lettere alla moglie cominciano ad assumere un’aria sinistra. Ma fu a Samoa, e precisamente ad Apia, che il viaggio, concludendosi, assunse per certi versi l’aspetto di un beffardo tiro del destino: ammalatosi gravemente e sul punto di morire restò a letto, dopo pochi giorni dall’arrivo, e dopo aver fatto le visite di rito ai capi locali, esattamente come aveva fatto Stevenson circa dieci anni prima. Non riuscì a salire alla tomba. Lui, l’ammiratore di Stevenson, il critico che aveva colto gli aspetti innovativi e aperti al futuro della sua narrativa, erroneamente indicata come rivolta ai ragazzi, non riuscì a compiere quel gesto che lo avrebbe riconciliato con il suo doppio.
A Samoa ha modo di conoscere le complicate vicende della guerra civile e il ruolo giocato dalle grandi Potenze. E a Samoa la presenza di missionari di tutte le confessioni gli fa capire l’opera di sistematica distruzione della civiltà indigena, talvolta, come aveva scritto Stevenson nelle pagine iniziali del suo Nei mari del Sud, in senso fisico attraverso estinzioni di massa, sempre attraverso l’imposizione di usi e costumi stranieri. Quasi sicuramente non aveva letto né conosciuto Conrad, il cui Cuore di tenebra era comparso nel 1899, ma sono molti i punti di contatto tra i due viaggi, quello nel cuore nero dell’Africa e quello nel paradiso perduto delle isole dei mari del Sud.

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L'autore

Marcel Schwob Marcel Schwob, (Chaville, Hauts-de-Seine,1867-Parigi 1905). Scrittore di stile innovativo all’epoca vittoriana, il suo nome è ricordato fra i grandi della letteratura francese. Nel 1884 scrive il suo primo racconto, "Poupa, scenes de la vie antique". Sono gli anni in cui legge, rimanendone folgorato, "L’isola del tesoro" di Stevenson. Nel 1889 entra nella "Societé de linguistique" e lavora a studi su François Villon e l’argot. Traduce tra gli altri Shakespeare, Defoe, Stevenson. Scrive novelle e prose di estrema raffinatezza stilistica e di sottile penetrazione psicologica ("Coeur double", 1891; "Le roi au masque d’or", 1893; "La croisade des enfants", 1893; "Le livre de Monelle", 1894; "Vies imaginaires", 1896), nelle quali si combinano influenze simboliste e naturaliste. Raccolse il meglio dei suoi articoli in "Spicilège" (1896).

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